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C.R.I.F.: PER UNA GESTIONE SAPIENTE DEL TERRITORIO

La gestione sapiente del “territorio fluviale” rappresenta l’approccio più corretto per conservare il buon regime delle acque.

Il risultato? Fornire le necessarie garanzie di tutela dei territori soggiacenti alle realtà fluviale per mantenere un ambiente vitale per l'ecosistema e la relazione uomo-natura rispondendo, sempre, alla necessità di smaltire le acque di deflusso. Questa è la missione principale del C.R.I.F. che opera a servizio del fiume Piave e della collettività al fine di riportare e conservare il fiume nell’ambito di uno scenario di ambiente sicuro che non costituisca minaccia alla sicurezza pubblica o alle realtà sociali e imprenditoriali

L'INTERROGATIVO.

Perchè si genera l'incapacità di smaltire le acque di deflusso?

Negli anni recenti più volte gli eventi meteorologici hanno messo in evidenza l’incapacità della rete idrografica di smaltire le acque di deflusso e la fragilità idrogeologica in genere del nostro territorio. Se, da un lato, vengono addotte motivazioni legate a rapide trasformazioni climatiche va riconosciuto anche che i grandi canali ricettori  non sono in grado di adempiere al loro ruolo di fronte a taluni eventi atmosferici che, per loro natura, si potrebbero considerare non eccezionali tali cioè da non provocare sollecitazioni idrauliche rischiose non solo per la sicurezza collettiva ma nemmeno per i territori soggiacenti alle realtà fluviali.

Allora perchè si verifica questa "insolvenza"? Il tema è interessante e vede quale principale interlocutore con l'ambiente il C.R.I.F. nell'attuazione di una gestione del territorio fluviale che a buon diritto potremmo definire sapiente poichè porta con sè una conoscenza approfondita e una pluridecennale presenza sull'alveo del Piave.

LA RISPOSTA

La gestione sapiente del “territorio fluviale” è senza dubbio l’approccio più corretto al fine di conservare il buon regime delle acque e di conseguenza fornire le necessarie garanzie di tutela dei territori soggiacenti alle realtà fluviali, per mantenere un ambiente vitale per l'ecosistema e la relazione uomo-natura. In quest'ambito si colloca l'attività del C.R.I.F.

L'ANALISI

La carente gestione degli alvei fluviali risulta spesso alla base degli eventi di esondazione che comportano, nel migliore dei casi, sensibili perdite economiche. A tali perdite si fa fronte attraverso l’esecuzione di opere imponenti e di sensibile impatto sul territorio quali i bacini di laminazione trasversali o attraverso la restituzione delle aree di spontaneo allagamento.

È innegabile che in ciascuno degli approcci possono essere di volta in volta rilevati aspetti positivi e irrinunciabili ma devono essere ritenute scelte ultime alla luce dell’inefficacia delle soluzioni alternative di intervento e comunque complementari alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli alvei.

Riconosciuto il carattere mutevole dei sistemi naturali fluviali la manutenzione dei fiumi deve necessariamente essere recepita in termini di programmazione caratterizzata da continuità temporale capace di far fronte tanto alle esigenze ordinarie quanto a quelle straordinarie.

Lo scopo? Riportare e conservare il fiume nell’ambito di uno scenario di ambiente sicuro che non costituisca minaccia alla sicurezza pubblica o alle realtà sociali e imprenditoriali che si sono venute a delineare al suo contorno oltre che di ambiente fruibile dalla collettività attraverso il la creazione di aree verdi che trovano la loro più consona espressione nelle zone umide legate agli ecosistemi fluviali.

La carenza degli interventi programmati e periodici che consentano di mantenere in efficienza i sistemi, provoca condizioni più critiche di funzionamento e di conseguenza una riduzione del margine di sicurezza proprio delle opere idrauliche di controllo e di presidio guardando in primo luogo alle strutture arginali che si manifestano in particolare in occasione delle piene più gravose.

Partendo quindi dall’assunto che la necessità di manutenzione di un fiume è inversamente proporzionale al suo grado di antropizzazione e che più vi sono opere di difesa idraulica e più la manutenzione è onerosa gli interventi sui corsi d’acqua devono garantire il raggiungimento delle seguenti finalità:

  • mantenimento in buono stato idraulico del reticolo idrografico eliminando gli ostacoli al deflusso delle piene in alveo e in golena;

  • mantenimento dell'assetto morfologico dell'alveo all'interno di assegnate condizioni di equilibrio dinamico rispetto alle quali sono dimensionati i sistemi di protezione e controllo delle piene sia esistenti che di progetto, attraverso la gestione del bilancio del trasporto solido del bacino nelle diverse componenti, in modo da garantire condizioni di compatibilità fra i fenomeni evolutivi, di origine naturale e antropica e le esigenze prioritarie di sicurezza rispetto ai processi fluviali di piena e di erosione, trasporto e sedimentazione

  • definire il limite delle aree inondabili rispetto alla piena di riferimento, rispetto alla quale devono essere individuati e progettati gli interventi di protezione dei centri abitati, delle infrastrutture e delle attività produttive soggette a rischio.

  • delimitare l'alveo di piena e le aree di espansione della stessa con le relative caratteristiche morfologiche e idrodinamiche

  • ripristino, riqualificazione e tutela delle caratteristiche naturali e ambientali della regione fluviali nel suo complesso (alveo inciso, aree golenali e aree innondabili) anche con la finalità di miglioramento della funzionalità idraulica del sistema fluviale connessa all'incremento della capacità di laminazione in alveo, al rallentamento della velocità di corrente, alla riduzione dell'occupazione antropica di parte dell'alveo di piena, garantendo la continuità ecologica lungo il corso d’acqua.

A tal fine, per favorire il regolare deflusso sia in fase di morbida che di piena, gli interventi di manutenzione devono essere effettuati, accanto all’esecuzione e successivamente al continuo ripristino di manufatti di protezione anche mediante l’asportazione di materiale inerte nei tratti sovralluvionati dell’alveo attivo finalizzata al conseguimento di condizioni di compatibilità con le esigenze di controllo e di salvaguardia dell'assetto fisico-idraulico e ambientale del corso d'acqua.

Le asportazioni di materiale devono essere ritenute necessarie nei seguenti casi:

  • conservazione della sezione utile di deflusso ed al mantenimento della officiosità delle opere e delle infrastrutture.

  • ripristino dei volumi dei bacini lacuali regolati da opere di sbarramento idraulico, per il mantenimento della officiosità dei canali di scarico e del volume utile di ritenzione previsto dal progetto dell’opera

Accanto alla rimozione del materiale di sovralluvionamento assume una valenza particolare la programmazione di interventi che valorizzi e crei le condizioni per una gestione assestamentale del patrimonio arboreo ed arbustivo presente nel corso d’acqua. Gli interventi in alveo devono contenere un adeguato programma di gestione della biomassa forestale del fiume proponendo una nuova concezione pianificatoria ed assestamentale delle aree boscate fluviali nel rispetto:

  • delle condizioni di sicurezza idraulica con riferimento al corretto deflusso delle acque e smaltimento degli eventi di piena;

  • di conservazione della valenza naturalistica e della biodiversità;

  • delle condizioni stazionali dove la vegetazione nasce e si sviluppa;

  • delle condizioni di tutela e fruizione pubblico – turistica.


 
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